I due generali
Qual è la differenza tra Pappalardo e Vannacci? Chi può vantarsi di essere stato il "boost" in grado di far decollare l'esperienza politica del secondo?
In una chiacchierata al telefono con l’amico Claudio Landi, parlando dell’onda nera Vannacci, è emersa la figura di un altro Generale, sconosciuto oggi ai più: un precursore dell’ex-leghista, un aizzatore di piccole folle che, però, non ha avuto la stessa fortuna.
Il Generale Pappalardo.
Qual è quindi la differenza tra i due Generali? Perché il primo è rimasto un fenomeno da baraccone mentre il secondo rischia di divenire una forza reale all’interno del Parlamento?
Le origini
I due ex-militari hanno tentato due diverse scalate al potere.
Il primo tentò di dominare il fenomeno dei “forconi” e dei “gilet gialli” convogliando nel suo movimento una serie di personaggi provenienti dalla società civile indiavolati con il Governo, i Partiti, i “professoroni” e fortemente negazionisti del covid.
Un manipolo di gombloddisti prêt-à-porter desiderosi di avere cinque minuti di notorietà nella vita.
Il secondo, come sappiamo, è salito alle cronache grazie al suo libro, “il mondo al contrario”, un tomo che senza l’aiuto del centrosinistra probabilmente sarebbe rimasto negli scaffali di Amazon e, invece, è divenuto un caso letterario che ha portato il nostro eroe prima a girare l’Italia presentandolo, candidato dalla Lega alle Europee in tutte le circoscrizioni e poi a lanciare il suo Partito - Futuro Nazionale - che non smette di crescere.
I temi
I due non sono molto dissimili, volevano e vogliono dominare l’agenda mediatica con proposte forti, al limite dell’assurdo, e hanno anche la stessa linea sulla gestione dell’immigrazione.
Pappalardo già qualche anno fa parlava di respingimento degli irregolari, severo controllo dei regolari, decreti di espulsione e commissari straordinari con poteri speciali per governare il fenomeno.
Possiamo quindi affermare che Pappalardo sia la stella cometa di Vannacci: entrambi euroscettici, si autodefiniscono di rottura rispetto alle élite politiche, culturali e finanziarie ed entrambi si mostrano come due militari pronti a tutto per la Patria, sinceri, schietti, inflessibili.
Il bivio
Ma allora perché il povero Antonio è finito nel dimenticatoio mentre Roberto rischia di essere uno dei prossimi Ministri della Repubblica?
Perché Pappalardo finiva per litigare con Parenzo alla Zanzara, mentre Vannacci è in prima serata dalla Gruber a parlare di quote rosa e remigrazione?
Le motivazioni
Vannacci è innanzitutto più credibile, è partito scrivendo un libro, ha accettato confronti, dibattiti, presentazioni e si è posto come un nuovo pensatore della destra italiana.
Vannacci è più giovane, è obiettivamente più presentabile del vecchio Pappalardo in pensione.
Vannacci è stato eletto con un numero impressionante di preferenze: questo grazie anche al supporto della Lega, dello stemma e del voto d’opinione, certo. Ma il nome scritto a matita ha un peso specifico che non può essere ignorato: Vannacci è forte di un consenso popolare che Pappalardo e la sua armata brancaleone non avrebbero raccolto neanche nel loro condominio.
Ma, soprattutto, la grande forza di Vannacci è sempre e soltanto una: l’attenzione del centrosinistra.
Il boost
Mentre Pappalardo ha avuto la stessa importanza politica di Moira Orfei, il Generale Vannacci ha il grande favore della sinistra, che ha creduto in lui fin dall’inizio e l’ha riconosciuto come degno avversario.
L’ha legittimato.
Il suo libro è frutto stesso di un chiacchiericcio e di un passaparola che parte proprio dai salotti della sinistra e arriva fino nelle case delle persone: gran parte dei progressisti ne parlavano e così migliaia di persone hanno compreso che quello fosse il libro pronto a dettare l’agenda politica della destra che verrà.
Il centrosinistra oggi riconosce nell’antifascismo l’unico punto convergente, l’unica battaglia che - secondo i fatti - può unire l’elettorato e le diverse anime. I fascisti, casapound, Vannacci, Forza Nuova sono la manna dal cielo per i progressisti de noantri. Eventi come Acca Larentia, pellegrinaggi a Predappio e altre follie simili, sono gli eventi più attesi dai progressisti che, per una settimana o più, possono evitare di parlare di futuro per rifugiarsi nel passato.
Oggi quindi la sinistra compie lo stesso delitto: parla di remigrazione, di femminicidio, di quote rosa come se Vannacci fosse al Governo o contasse, realmente, qualcosa con le sue idee a dir poco strampalate, continuando a legittimarlo e consegnandogli lo scettro del Re della Notte.
Anziché parlare di patrimoniale, educazione sessuo-affettiva, tagli alle spese militari, redistribuzione, legalizzazione della cannabis, gestione dell’accoglienza, caporalato, tutti argomenti notiziabili e in grado di dominare il dibattito, la sinistra (o ciò che ne rimane) preferisce nicchiare e cedere il passo al Re della Notte. Ne amplifica i messaggi, li commenta, li analizza, balbetta e Vannacci guadagna terreno.
Mentre il centrosinistra prende tempo e prova ancora una volta la sua tattica vincente, quella dell’opossum, il Generale conquista cuori con la sua “sporca dozzina”, con i reietti, i rifiutati, i voltagabbana e tanto, tanto, popolo stanco e arrabbiato di non vedere mai un Paese che cambia, che propone, che tenta lo slancio.
Come finirà questa storia?
Ora manca solo l’ultimo step.
Continuando di questo passo, con l’attuale legge elettorale, non ci dovremmo sorprendere se Vannacci facesse parte della prossima compagine di Governo.
Giorgia e Roberto oggi possono correre separati in una lotta verbale a chi la spara più grossa, tra blocchi navali e deportazioni, per “acchiappare” tutte le anime della destra, dei delusi, dei nostalgici e poi riunirli in un unico, grande, Governo di destra repressivo.
Il centrosinistra manterrà le posizioni, lo status quo, serenamente all’opposizione.
Fino alla prossima manifestazione, la prossima protesta in Parlamento, quando il generale Pappalardo sarà, finalmente, il prossimo Ministro della Difesa.







