Leader vulcanizzati
Un sondaggio su Domani rassicura i vertici del Partito Democratico: dirigenza, esponenti di spicco e base sono allineati. C'è però un errore di lettura, cruciale per le prossime politiche.
Questo è un articolo ricco di interrogativi.
Qualche giorno fa, sulle pagine del quotidiano Domani è apparso un sondaggio realizzato da Izi, un focus sull’elettorato del Partito Democratico.
Come avrete compreso leggendo questo blog, sono un appassionato lettore delle vicende interne ed esterne che riguardano uno dei più grandi e importanti Partiti progressisti italiani ed Europei, molto spesso mi domando se gli stessi protagonisti si ricordino della loro importanza.
Il sondaggio è per alcuni versi abbastanza scontato, per altri è molto interessante e mi soffermerò su quest’ultimo aspetto, senza annoiarvi ulteriormente.
I dati
Un elettorato poco coeso
Si apprende che le elettrici e gli elettori del PD non siano poi così allineati sul futuro della coalizione. Il 36,7% è per il campo largo, il 29,4% è per escludere il M5S e avvicinarsi ad Azione e Italia Viva, il 26,9 vorrebbe solo M5S e AVS. Tre grandi fasce che esprimono tre desideri completamente diversi:
Unità a tutti i costi
Posizioni centriste
Progressismo e populismo
La guerra in Ucraina divide
È il punto più spinoso della politica estera: l’elettorato, escluso un 12% che “non sa” è perfettamente spaccato tra chi vuole sostenere la causa ucraina con armamenti e sanzioni per la Russia e chi, invece, vuole sospendere gli armamenti e le sanzioni a Putin.
Una minoranza che conta
Il 10% degli elettori ritiene che i problemi di sicurezza siano legati alla gestione dell'immigrazione e dei flussi migratori
Le battaglie politiche
Qui vi riporto le prime cinque e le ultime cinque per importanza secondo l’elettorato che, badate bene, poteva esprimere due preferenze.
50,6% Difesa della sanità pubblica
42,8 Salario Minimo (M5S)
35,7 Lotta evasione fiscale
33,7 Investimenti in scuola, università e ricerca
28% Tassazione più equa21% transizione ecologica
11% Parità di genere
9% Maggiore integrazione europea
8% diritti civili e LGBTQ+
6,3 % Diritto abitare
Questi i dati più interessanti.
Ora passiamo alle domande e, magari, qualche risposta.
Cosa sta cercando il Partito Democratico?
Da anni su queste pagine mi e vi pongo questa domanda: il principale partito di csx italiano è ancorato tra il 18 e il 22%, un questi quattro punti che - come amo ripetere - come un “ovosodo” non vanno né su né giù.
Lo zoccolo duro è sempre stato lì: lo era con Martina, lo era con Letta, con Zingaretti e oggi è con la Schlein. L’unico che ha provato a “forzare la mano”, uscendo dai binari, è stato Matteo Renzi che, per la cronaca, è stato l’unico in grado di raggiungere - concretamente - numeri da capogiro.
L’articolo sottolinea come ci sia:
“un’inedita consonanza tra le aspirazioni della base elettorale con la Segretaria"
ed è vero: la Schlein parla sempre di Difesa della sanità pubblica e di Salario Minimo, gli argomenti più votati, spesso anche di Tassazione più equa. In effetti i temi sembrano in linea con la leadership.
Questa aderenza alla base, la riconferma degli europarlamentari, l’allergia totale a qualsiasi forma di contrasto all’interno del Campo Largo hanno reso la segretaria popolare, credibile e saldamente al comando del Partito. Ma è quello che gli elettori volevano?
E, soprattutto, è quello che serve al Partito Democratico per vincere le elezioni?
Cosa cercavano le elettrici e gli elettori che hanno “sovvertito” il voto interno del PD indicando Schlein su Bonaccini? Cercavano la conferma di quei valori e di quelle tematiche?
L’errore
Questo sondaggio nasconde un tranello.
Le primarie che hanno visto trionfare la Schlein erano “aperte”, ovvero hanno ospitato anche persone fuori dal Partito Democratico che si sono espresse per lanciare un segnale. Non può essere un caso che i cinque temi meno votati siano proprio gli stessi di cui, qualche anno fa, la Schlein si faceva promotrice.
Cos’è successo quindi?
Quello che segnalo da tempo oramai: la forza della vecchia guardia ha plasmato a sua immagine e somiglianza la dirigenza. Oggi il Partito Democratico è più solido forse, meno attaccabile e c’è - confermo - un evidente sintonia tra leader ed elettorato, ma a cosa serve?
L’abilità dovrebbe essere quella, semmai, di riuscire a donare nuova linfa al Partito “ovosodo”, di togliere le zavorre e provare a farlo volare oltre i limiti che si è autoimposto per conservare lo status-quo, per preservare poltrone, incarichi e posizioni.
Rilanciare
Il sondaggio va quindi letto, a mio avviso, in maniera negativa.
L’ambizione dei leader dovrebbe essere quella di guidare i propri elettori fuori dalla comfort-zone, verso nuove strade alla ricerca di nuovi compagni di viaggio. I temi ci sono e non è detto che difendere il diritto all’abitare non possa comunque sposarsi con una difesa della sanità pubblica. L’errore non è parlare di quest’ultimo argomento, l’errore è parlare solo di questo argomento per compiacere, conservare, affermare.
Oggi i sondaggi vedono, con molti fattori di disturbo tra cui Azione e Futuro Nazionale, un testa a testa tra centrosinistra e centrodestra. Dipenderà tutto dalla legge elettorale ovviamente e dal premio di maggioranza. La vittoria potrebbe arrivare o sfuggire per pochissimi punti, una “manciata” di voti. Sarebbe comunque compromessa la governabilità di un’alleanza fin troppo eterogenea, incapace di decidere, posizionarsi e cambiare.
Non può esserci il solo, fondamentale, salario minimo a unire gli intenti.
Per questo c’è bisogno di un Partito Democratico più forte, ma lo stesso esempio potrebbe valere per AVS che, sicuramente, avrà lo stesso problema con - immagino - il tema del nucleare. Un cartello elettorale che oggi sta allargando la propria base elettorale più sugli scontenti e i “nasi turati” che sull’effettivo allargamento delle loro proposte.
La politica ha bisogno di politici (e leader) affamati, che smettano di pensare a “tenere” e comincino a pensare ad “allargare”.
Che rischino di non piacere, di scontentare, di deludere con il sogno di coinvolgere, governare e realizzare.
Politici che comincino a pensare in grande.






Analisi molto interessante, così come per altro il sondaggio che non conoscevo. Tuttavia sono d’accordo solo in parte sulla “soluzione” proposta, vero infatti che la politica debba tornare a pensare in grande, accettando di scontentare qualcuno, ma credo che sia anche fondamentale farlo attraverso principi politici chiari, che narrino un possibile futuro alternativo a quello che ci prospettano oggi tutti o quasi i partiti politici. Perché se il popolo chiede sanità pubblica, un lavoro stabile con uno stipendio dignitoso e una scuola pubblica …. non sta chiedendo né la luna né vaghe riforme…sta chiedendo più socialismo
Senza dati e campioni sociali, la politica è narrazione in purezza. Se l’opposizione si riduce a una "destra vestita meglio", la scelta diventa puramente estetica e il conflitto svanisce.
Il prezzo è sistemico: l’astensione diventa l'unica risposta logica a un’offerta senza differenze. Così la democrazia si svuota, smettendo di rappresentare per limitarsi ad amministrare l’inerzia. Quando manca la frattura tra visioni, il sistema non muore per rumore, ma per indifferenza.