Rien ne va plus
Mentre l'Europa si inabissa nel profondo nero, per i dem si apre la possibilità di cavalcare l'onda blu americana: come finirà il nostro viaggio?
Marine Le Pen sarà, molto probabilmente, la prossima Presidente della Repubblica di Francia.
Jordan Bardella sarà, molto probabilmente, il prossimo Presidente del Consiglio di Francia.
Nonostante il favore dei sondaggi e l’ampia possibilità che da mesi si prefigura per questo ticket, i due hanno già cominciato la settimana scorsa la loro campagna elettorale: sono partiti da La Flèche, con una Marine raggiante e un Jordan molto compito, un po’ distante, ma completamente allineato alla sua leader.
Le rilevazioni non lasciano spazio a dubbi, Le Pen è avanti contro qualsiasi candidato, mal che vada i Francesi passeranno da un Governo di ultra-destra a uno di destra, poco male.
Il dato più importante è proprio questo: la sinistra è completamente fuori dalla corsa, non ha chance di insidiare né gli ultra-nazionalisti né la destra. Un panorama che ci consegnerà quasi sicuramente dati di partecipazione più bassi, molte proteste ma, fondamentalmente, una guida Europea che sta sempre più virando dal blu al nero, con buona pace dei diversi partiti “progressisti” dilaniati e pronti a organizzare la prossima manifestazione ma non il prossimo schieramento unitario.
L’establishment progressista europeo è ridotto a questo, alle agitazioni di piazza. Anche i nostri leader di fronte alle scelte del Governo non rischiano di proporre idee e soluzioni differenti, così facendo potrebbero scontentare qualcuno, ma - sovente - scelgono l’agitazione della piazza.
Il minimo indispensabile per rimanere a galla, per dare l’impressione che si voglia cambiare senza poi realmente farlo.
Il riflesso in Italia
In Italia la situazione forse appare dissimile, mitigata dal bipolarismo e dall’alternanza che salva la faccia e il posto a Governo e opposizione da decenni.
Qualcuno di loro vincerà.
C’è uno scenario, irrealizzabile sembra, fantapolitico, che potrebbe cambiare tutto nel giro di pochi giorni e può accadere con l’approvazione della nuova legge elettorale, quando sarà chiaro che alle prossime elezioni le scelte di coalizione dovranno realizzarsi prima del voto alle urne.
In quel momento bisognerà capire i rapporti di forza, le situazioni.
Se Futuro Nazionale dovesse entrare nella corsa con FdI e Lega non è detto che Forza Italia deciderebbe di farne parte.
Se il centro di Calenda-Picierno-Boldrin-Marattin dovesse trovare una quadra e unirsi in un’unica forza potrebbe offrire un’allettante spalla a Forza Italia che, a quel punto, potrebbe puntare a un appoggio esterno condizionato al Governo e guadagnare posizioni tra i moderati, con un progetto Europeista e incentrato sulla serietà, su proposte realizzabili e una classe dirigente pronta.
Se questo dovesse accadere non è detto che il campo largo ristretto rimanga così competitivo, se il bipolarismo dovesse finire sarebbe anche la fine per questo progetto politico che punta più all’errore dell’avversario, al voto utile, al “naso turato”.
Si andrebbe quindi a configurare una situazione simile a quella della Francia con ultra-destra e destra a lottare per il comando mentre i progressisti si lamentano nella suddetta piazza.
Qual è la soluzione?
Innanzitutto ammettere gli errori.
Così come dichiarato dal prossimo Primo Ministro Burnham nel suo discorso a Manchester è tempo che i dem accettino di aver sprecato le occasioni, mostrando pentimento e voglia di reagire.
Il secondo passaggio è la ricerca spasmodica dell’unità, di coinvolgere realmente tutte le anime progressiste (interne ed esterne) per cercare una sintesi, un punto d’incontro che possa andare oltre “l’argine alle destre” e costruire una serie di proposte e propositi per i prossimi dieci anni.
Il terzo - e ultimo -passaggio è quello di avere il coraggio di tirarsi indietro, alcuni leader come Mélenchon sono oramai al capolinea della loro attività politica, ma non si arrendono. Debbono farlo, lasciare spazio a candidati più credibili, futuribili che possano parlare anche alle nuove generazioni.
È quello che sta succedendo, naturalmente, in America, dove i socialisti di nuova generazione stanno soppiantando, stato dopo stato, i vecchi dem a là Biden.
I progressisti europei possono approfittare di questa nuova onda blu e decidere di cavalcarla. Il rischio è quello di fallire miseramente ma, di fronte allo scenario sopracitato al quale si aggiunge ReForm, AfD, Vox e Futuro Nazionale, cos’hanno, realmente, i progressisti da perdere?






